Grande piacere mi ha fatto vedere anche quest’anno una così vasta partecipazione ed apprezzamento per “Fà la cosa giusta”, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili svoltasi nei giorni scorsi a Trento.
Un boom di visitatori che testimonia come, specie in un periodo difficile e di crisi generale quale quello che stiamo attraversando, sia importante riscoprire le cose semplici e “genuine”. Far ricorso a ciò che abbiamo “in casa”, che il nostro generoso territorio ci mette a disposizione.
La constatazione che sempre più la società pone attenzione alla riscoperta e ad un maggiore utilizzo dei prodotti biologici, ad uno stile di vita “sostenibile” e attento anche alle piccole buone pratiche di tutti i giorni, sono testimonianza lampante di come in periodi anche di crisi energetica e finanziaria l’alternativa possa essere una delle soluzioni possibili.
In questo credo anche il nostro territorio possa e debba giocare un ruolo importante, da protagonista.
Il nostro Trentino da sempre si è dimostrato attento alle iniziative che promuovessero una maggior qualità della vita di chi lo abita. Lo si è fatto investendo sull’incremento dell’attività sportiva e sul sistema sanitario.
Ora credo sia interessante intraprendere anche un altro filone di interventi che vadano ancor più a coinvolgere i diversi soggetti che “abitano” il nostro territorio.
Penso ai tanti agricoltori, allevatori, e produttori che con fatica e sacrifici riescono a tirar fuori il meglio della nostra terra.
Ecco, mi piacerebbe riuscire a dar vita a delle iniziative che sostengano una buona e sana alimentazione, basata sui prodotti stagionali e legati alla terra.
Recuperare i nostri prodotti, le nostre tipicità che hanno reso celebre il nostro Trentino in tutto il mondo e che tutto il mondo ci invidia. Rafforzare ulteriormente il legame con il territorio e la nostra identità locale, e diffondere al tempo stesso buone pratiche e stili di vita consapevoli.
L’idea di una “filiera corta”, che parta direttamente dai nostri produttori per arrivare a coinvolgere i settori della ristorazione e della distribuzione, le famiglie, ma soprattutto il sistema scolastico.
Riproporre un legame con il territorio che passi anche dalle nostre tipicità, dalle tradizioni e dalle identità locali, credo possa essere uno degli scenari possibili ed alternativi alla globalizzazione forzata imposta dalla moderna società.
In questo senso credo le proposte possano essere tante, valide ed interessanti, specie per le nuove generazioni.
Ed anche in questo il Trentino può ancora una volta rivelarsi un laboratorio del “ben-essere”, in cui natura, alimentazione – unite alle tante possibilità di attività fisica che il territorio offre – possono rivelarsi piacevoli sorprese strategiche, utili alla salute e a rinsaldare il legame con il nostro patrimonio di valori e tradizioni nella nostra quotidianità. Anche a tavola …
Ho visto che recentemente la regione Toscana ha lanciato l’idea della “Piramide Alimentare Toscana”. Qualcosa di simile siamo già oggi in grado di farlo anche noi. E dobbiamo farlo.
Voce marcata come ‘territorio’
Territorio e tradizione: una “ricetta alternativa”
Novembre 4, 2008 · 2 Commenti
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Sul voto altoatesino
Ottobre 28, 2008 · 8 Commenti
Ho ricevuto non poche sollecitazioni a commentare il voto di domenica scorsa in Provincia di Bolzano.
Rispondo volentieri, mettendo innanzitutto in evidenza che ogni elezione, in modo particolare se riferita ad istituzioni così peculiari ed importanti come le nostre province autonome, deve essere valutata principalmente in rapporto alle specifiche dinamiche interne; deve essere “rispettata” per la sua natura di momento democratico, riferito alla peculiarità delle aspettative e degli interessi di un territorio; deve essere posta al riparo da interpretazioni tendenti a “stiracchiare” i risultati a favore di Tizio e di Caio, laddove Tizio e Caio rappresentano i portatori di interessi politici di altri territori.
Pur con questa premessa doverosa (e per altro, quasi mai considerata) ritengo che le elezioni nella Provincia autonoma di Bolzano possano sicuramente offrire qualche spunto di sicuro interesse generale e anche qualche spunto per le imminenti elezioni in Trentino.
Rilevo prima di tutto, com’è evidente, la fortissima avanzata della così detta “destra tedesca”.
Die Freiheitlichen passano dall’8,4% al 14,3%; a questi voti vanno anche aggiunti quelli del “Süd-Tiroler Freiheit” (dal 3,8% al 4,9%); mentre “Union Für Südtirol” ottiene il 2,3%. Nel complesso, più del 20% degli elettori, si deve supporre di lingua tedesca, scelgono formazioni diverse dalla SVP e in gran parte orientate a quel principio di “populismo” che ha visto rilevanti successi elettorali nelle recentissime elezioni austriache ed in altri paesi europei.
La domanda è: che cosa sta dietro questo voto? E’ ragionevole ritenere, per quel che è possibile capire, ma occorrerà approfondire di più, che dietro questo voto vi sia un mix di elementi: rigurgiti micronazionalisti; nostalgie del passato; indulgenza o gradimento esplicito verso i “miti negativi” della storia europea; paura del futuro; ansia di veder perduti i livelli di benessere raggiunti dai ceti popolari negli ultimi decenni; disagio nei confronti delle mille forme di diversità; perdita della fiducia nella funzione regolatrice e unificante delle istituzioni. Tutti questi elementi, ed altri ancora, si mescolano nel grande marasma provocato in tutti i territori alpini dal violento impatto tra le tradizioni antiche ed i processi di repentina globalizzazione.
Dunque, pur essendo appropriato, il termine “destra tedesca” non è sufficiente, da solo, a spiegare questo fenomeno: servono categorie più affinate ed antenne più sensibili per cogliere appieno uno dei segni, certo inquietanti, dei nostri tempi e, soprattutto, per dare ad esso una risposta politica che non sia solo nel senso della doverosa “alterità”, ma arrivi anche a interagire con le vere cause che provocano questa dissociazione tra presente, memoria del passato e percezione del futuro.
Questo vento “populista” soffia, come dicevo, a vasto raggio. Soffia anche in Trentino. Da noi, dà forza soprattutto alle bandiere della Lega Nord, la cui posizione e le cui parole d’ordine corrispondono in larga parte (anche se non totalmente) a quelle della così detta “destra tedesca” della provincia di Bolzano. Non voglio esasperare polemiche recenti: tuttavia, forse oggi si spiega di più la pervicace volontà di coinvolgere nella “direzione strategica” della coalizione che sostiene il senatore Divina anche le componenti politiche della “Fiamma Tricolore”, con annessi e connessi siti internet inneggianti ai “miti negativi” di tragica memoria europea.
A fronte di questo primo elemento (il forte vento populista con tutte le sue accentuazioni e diversificazioni) dobbiamo però dire che le elezioni nella provincia di Bolzano hanno fatto emergere una sostanziale tenuta politica ed elettorale del “governo”.
La SVP perde più di 7 punti percentuali, ma conserva la maggioranza assoluta dei seggi, con il 48,1% dei voti. Il Partito Democratico ottiene il 6%, che di questi tempi e in queste circostanze, non è certamente risultato negativo, anche se era attesa una performance migliore.
La maggioranza degli elettori ha dunque scelto la “stabilità”. E la domanda di stabilità è arrivata fino al punto da spingere svariate migliaia di elettori italiani a votare per la SVP. La progressiva percezione dell’imminente crisi economica e sociale ha dunque spinto una larga fascia di elettorato a dare fiducia al Governo dell’autonomia, alla politica della concretezza, dell’equilibrio, della ragionevolezza.
E’ da segnalare, in terzo luogo, la pessima prova elettorale del Centro Destra italiano: il Popolo della Libertà ottiene l’8,3%, quando nel 2003 la somma di Alleanza Nazionale e Forza Italia era dell’11,8%. Ciò significa che, pur in presenza dei peculiari rapporti tra i gruppi linguistici, la stessa comunità di lingua italiana fatica a riconoscere nei partiti del Centro Destra una significativa alternativa al quadro politico attuale.
In quarto luogo, è giusto dire della “Lega Nord Für Südtirol”: è vero che ottiene 1 seggio, ma è anche vero che lo ottiene con i resti (con il 2,1% dei voti) e soprattutto che la maggior parte dei voti derivano da due candidati che fino a poche settimane fa militavano nella SVP: Elena Artioli e Roland Atz.
In sintesi, dunque, possiamo dire che il vento populista si è fatto prepotentemente sentire, ma non ha travolto il quadro politico attuale; risulta debole la proposta alternativa del Centro Destra italiano; tra l’alternativa populista e la stabilità del governo, nonostante tutto, vince la seconda.
Naturalmente molti mi chiedono quale sarà l’influenza di questo voto sulle prossime elezioni in Trentino. Rispondo che, nell’epoca del villaggio globale, non esiste un fatto politico che non abbia una qualche minima interrelazione con ciò che accade a livello globale: figurarsi con ciò che accade nel territorio vicino e fratello. Tuttavia rispondo anche che ogni elezione, come sostenevo all’inizio, ha una sua peculiarità, che va rispettata. Posso dire comunque ciò che prevedo. Anche in Trentino si farà sentire l’onda populista (la Lega Nord); anche in Trentino risulterà evidente la debolezza politica del cosiddetto “Centro Destra moderato”; anche in Trentino vincerà la voglia di stabilità, di equilibrio, di ragionevolezza, attitudini della politica tanto più importanti quanto più forte risulta la percezione del momento economicamente e socialmente difficile che la nostra comunità è destinata ad affrontare.
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Giovani e identità: contro il rischio omologazione
Ottobre 27, 2008 · 3 Commenti
Leggevo tempo fa un interessante articolo di Michele Serra su “la Repubblica” riguardo al rischio che il progresso e la società moderna possano condurre ad uno smarrimento o addirittura a distruggere l’identità di ciascuno.
La discussione ed il dibattito in merito era scaturito da una ricerca che dimostrava come tutti i bambini del mondo occidentale abbiano maturato una sorta di “omologazione” dei propri stili di vita e delle proprie abitudini.
“Bambini omologati”, diceva l’articolo a margine. Bambini cioè a modello unico, formati ad immagine e somiglianza dell’attuale società. Piccoli che guardano gli stessi cartoon in tv, mangiano gli stessi cibi e negli stessi fast food, giocano con gli stessi videogames. In molti non sanno più cosa significhi giocare, rincorrersi in cortile o all’aria aperta.
La situazione, se fosse davvero così come descritta, sarebbe alquanto preoccupante.
E allora è questo che mi chiedo: è davvero questo il prezzo da pagare in nome del progresso?
In un mondo ed in una società che impongono innovazione, che dettano mode e stili di vita da seguire se non si vuole rischiare di essere additati come“diversi”, esiste davvero il rischio di perdere le proprie radici, la propria memoria ed identità?
I nostri ragazzi, a mio avviso, se non gli si indica una strada diversa per vivere la propria vita e per esserne davvero i protagonisti, corrono il serio rischio di subire uno sradicamento culturale spaventoso. Le cui conseguenze avrebbero inesorabilmente ricadute negative sull’intera comunità e sul territorio. Non possiamo permettere uno spreco di risorse e di talenti.
Dobbiamo far capire ai nostri ragazzi che questo mondo, il loro tempo, il territorio che li circonda, gli appartengono. Le esperienze di cittadinanza attiva, il volontariato o la condivisione dotto varia forma di momenti comuni della vita sociale, di cui da sempre il nostro territorio è “portatore sano” e assurto a modello da ogni regione d’Italia, sono un bagaglio preziosissimo di cui non si può non tener conto.
Occorre dar vita ad una nuova stagione di protagonismo ed attivismo giovanile. La nostra comunità deve essere vissuta intensamente dai nostri ragazzi. Essi rappresentano quella linfa vitale affinché il Trentino divenga ancor più innovativo, confermandosi quale “laboratorio” capace di guardare con entusiasmo al futuro, pur consapevole delle proprie origini e dei propri valori.
Per questo credo sia indispensabile lavorare per nuove sintesi culturali tra gli elementi cardine della nostra identità e quei nuovi linguaggi giovanili, attraverso politiche di apertura internazionale ed investimenti che valorizzino la creatività.
Il Trentino, ed in primis i suoi giovani, credo abbia bisogno di questo. Di apertura, dinamismo, vita nuova.
Per questo occorre potenziare tutte quelle opportunità che stimolino la partecipazione dei giovani alla vita civile e alla assunzione di responsabilità nei confronti della comunità.
Le risorse umane, in una società ormai sempre più atomizzata e che valuta ogni cosa in senso meramente materiale, devono tornare con forza ad essere il centro di ogni azione politica e sociale. Investire sul capitale umano che il nostro territorio ci mette a disposizione deve essere il primo fondamentale passo per rilanciare la nostra comunità e la nostra autonmia verso le sfide che il futuro ci proporrà.
Solo in tal modo saremo pronti e capaci di affrontarle in maniera adeguata, consapevoli di potercela fare.
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Un’isola felice?
Ottobre 22, 2008 · 2 Commenti
Sono d’accordo con il procuratore capo della Repubblica ed io stesso non ho mai usato, né mai userò, l’immagine dell’isola felice per descrivere il nostro Trentino.
Anzi, da tempo invito tutti a riflettere su quanto siamo anche noi, nostro malgrado, parte di quella globalizzazione che investe ormai tutti gli aspetti della nostra quotidianità, tanto che si parli di economia quanto di società e di cultura.
Ma abbiamo fiducia. Ed in un certo senso possiamo davvero considerarci “fortunati” e, quindi, “felici”. Fiducia nelle istituzioni anzitutto, e nelle tante realtà che sono preposte a difenderle. Tanto che si tratti di forze dell’ordine, quanto di espressioni dell’associazionismo e del volontariato.
Se poi di “isola felice” dovessi proprio parlare, il mio primo pensiero andrebbe alla capacità della nostra gente di stupirsi, di indignarsi e di reagire di fronte a fenomeni che purtroppo altrove rientrano nei canoni di una assurda normalità.
E di questa capacità devo ringraziare i trentini.
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Un portale contro le mafie
Ottobre 22, 2008 · 7 Commenti
Ricevo da Fabio Pipinato, presidente della Fondazione Fontana, una proposta molto interessante, che tocca un tema – quello della legalità – a cui siamo tutti particolarmente sensibili. In più, è una proposta che fa perno proprio su internet. Personalmente, mi piace molto e mi impegno a sostenerla. Mi piacerebbe che anche altri la commentassero.
Sintesi della proposta
La comunicazione on-line ha un’importanza sempre maggiore anche per quanto riguarda le tematiche della cittadinanza attiva. Il Trentino, dal canto suo, ha un’altissima visibilità sui motori di ricerca, per temi come pace, ambiente, diritti umani ecc. Perché non creare un portale web sul tema “criminalità e mafie”, a cui i giovani sono oggi in tutto il Paese molto attenti, specie dopo l’esplodere del “caso Saviano”, lo scrittore autore di Gomorra? Un portale dove i ragazzi della Locride, di Palermo o del napoletano possano parlare con quelli di Trento, Riva, Borgo, e magari Bolzano, Verona, Udine e così via, per scambiare idee, promuovere iniziative, stringere alleanze? In questi casi la distanza geografica non è un vincolo ma un’alleato: consente di far emergere punti di vista diversi, di attivare confronti ed esperienze altrimenti impossibili.
La direzione del portale potrebbe essere affidata, almeno simbolicamente, allo stesso Saviano, e ad un comitato di garanti composto anche di personalità trentine (come ad esempio mons. Bregantini, esponenti della cooperazione, del volontariato, dell’università ecc.). L’idea è un portale che possa servire soprattutto ai giovani; per confrontarsi, scambiare idee e buone prassi, valorizzare esperienze come quelle create nella Locride. Uno strumento per fare uscire le persone che vivono da vicino il problema mafia dalla solitudine e valorizzare al tempo stesso il desiderio di “fare”, di impegnarsi, proprio di territori come il Trentino.
Pensiamo a centinaia di giovani che presidino il territorio, dibattano di politica, si occupino del “bene comune” anziché dei traffici illeciti. Su questo piano internet può essere un alleato prezioso. Il Trentino ha già alcuni portali d’informazione importanti (vedi tabella) che lo pongono – nei motori di ricerca – ai primi posti, fra le diverse realtà territoriali. Ecco perché è possibile immaginare l’estensione di uno di questi portali al monitoraggio delle mafie che s’insidiano anche dentro il nostro territorio, come mostrano le cronache di questi giorni. Il sostegno di una figura così amata dai giovani come Roberto Saviano potrebbe essere la carta vincente.
Il portale, oltre a svolgere attività di monitoraggio, dovrebbe mettere in evidenza tutte le iniziative positive e propositive che danno “opportunità altre” ai giovani. Come sta tentando la cooperazione o l’associazione Libera di don Ciotti, ad esempio. Insomma dobbiamo mettere in rete le migliori energie, la migliore gioventù per un migliore Trentino ed una migliore Italia. Come per facebook agli “spazi virtuali” seguiranno necessariamente “spazi fisici” per l’incontro, la relazione, il pensiero e quindi la politica. Noi abbiamo le carte in regola per un tale progetto.
Classifica di allocazione di parole chiave digitate su Google o Yahoo.
Il Trentino risulta tra i primi della classe.
|
Parole chiave |
classifica |
| PACE SVILUPPO AMBIENTE | 1 |
| BALCANI | 2 |
| MERCATO E DEMOCRAZIA | 4 |
| RIFUGI | 5 |
| BIOTOPI | 2 |
| CULTURA | 8 |
| SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE | 4 |
| DIRITTI UMANI | 8 |
| MINORANZE LINGUISTICHE | 4 |
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Ascoltare e proporre, per un Trentino migliore che guardi al futuro
Ottobre 7, 2008 · 5 Commenti
Nei giorni scorsi sono stato ad Avio in un incontro con gli esponenti della mia coalizione e la cittadinanza.
Un’occasione non solo per presentarci, illustrare il nostro programma e spiegare le nostre proposte. Ma alla luce della situazione creatasi nell’ultimo periodo, la riflessione ha inevitabilmente allargato il suo respiro e toccato anche altri interessanti e fondamentali punti.
Innanzitutto credo si debba ripristinare il vero valore della politica, intesa come risposta alle inquietudini e alle paura di questo nostro tempo. Occorre una politica che sia fondata sul ragionamento e che allo stesso modo aiuti la gente a prendere coscienza della situazione e contribuisca ad infondere un clima di serenità e fiducia nei cittadini. É necessario che l’azione politica ritorni ad essere un punti di riferimento credibile e serio, in grado di offrire risposte concrete e vere; non una politica di falsi proclami, menzogne e slogan urlati che distraggono dai problemi reali.
E lo strumento più forte ed efficace affinché ciò avvenga è la nostra autonomia, messa in pericolo in questo periodo dal disegno sul federalismo fiscale che è solo un danno per la nostra provincia. La nostra autonomia va difesa e sostenuta, specie in questo momento delicato; è il nostro antidoto contro le nostre solitudini e contro gli attacchi che alla nostra comunità vengono mossi continuamente. Occorre dar vita ad una sorta di grande patto tra tutti gli attori della società a difesa del nostro statuto di specialità, consapevoli del fatto che solo unendo le forze riusciremmo a superare le difficoltà del momento, a dare maggiore credibilità alle nostre proposte e a guardare al futuro con maggiore fiducia e serenità.
Proprio in questi giorni il clima politico e sociale, non solo in Italia, sembra aver smarrito proprio questi due elementi. Su tutto l’arco alpino, in particolare, sta prendendo sempre più piede una spinta composta da radicalismo populista e rinnovato pensiero neonazista di fronte al quale non possiamo restare indifferenti. Nello schieramento opposto al mio purtroppo non sono mancati episodi della stessa matrice ed ispirazione, e credo che tutti dovremmo prenderne atto e fare le necessarie considerazioni.
Non è questo il modello di politica che da sempre sostengo e che immagino, specie per le nuove generazioni. Non è questo il modello di democrazia che deve ispirare la nostra azione al servizio della comunità. Una politica fatta in questi termini che messaggi trasmette ai nostri giovani? Che tipo di società costruisce? Sinceramente non credo abbia alcuna funzione educativa o costruttiva, come spesso si vuole far credere. Una cultura che fomenta odio e dissemina paura, non può che raccogliere gli amari frutti della violenza e dell’intolleranza.
Sinceramente, come ho avuto più volte modo di affermare, non voglio essere per loro un “cattivo maestro” che usa le parole dell’odio e della violenza.
Io e chi mi sostiene vogliamo al contrario spiegare con parole semplici ai nostri ragazzi che non è così che si costruisce un futuro migliore, che si può sperare di guardare al futuro forti delle nostre radici, della nostra autonomia e dei nostri valori, ma al contempo con lo sguardo volto all’Europa e a chi ci sta intorno.
Il nostro è un messaggio positivo, di speranza, fatto di responsabilità reciproche e di collaborazione. Alle urla preferiamo le proposte, alle facili parole preferiamo i fatti concreti.
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L’analisi e la sostanza a dispetto di facili ed inconsistenti slogan
Ottobre 3, 2008 · 2 Commenti
Giorni fa ero in Val di Non, invitato ad un incontro da alcuni miei simpatizzanti e sostenitori.
Durante il dibattito si sono analizzati problemi e potenzialità del territorio, punti di forza e criticità, temi ed aspetti su cui sarebbe stato necessario continuare e lavorare ed altri sui quali sedersi attorno ad un tavolo ed iniziare a studiare interventi condivisi e concreti per uno sviluppo del territorio stesso.
La gente ha seguito in silenzio, con molta attenzione, benché lo stato delle cose così come descritto fosse abbastanza complesso e articolato.
Proprio da questa considerazione, dopo aver brevemente scorso i punti del mio programma, mi è tornato alla mente un articolo di Michele Serra letto pochi giorni prima.
Nel pezzo dal titolo “Il mondo facile della politica format”, il giornalista faceva notare come nel contesto politico nazionale si siano affermati due mondi completamente diversi e direi quasi opporti di intendere e di fare politica, due modelli di parlare con i cittadini, di confrontarsi e di fare loro proposte.
Da un lato, la classe politica di centro-destra con il suo modo minimale e semplicistico, fatto per lo più di slang e slogan. Dall’altro lo schieramento di centro-sinistra da sempre più vocato all’analisi della situazione, al ragionamento. Nell’ultimo periodo proprio queste differenti modalità di porsi credo abbia contribuito non poco alle fortune della destra di governo. Le “strategiche” intenzioni semplificatrici, in un contesto un cui già di per sé la gente è costretta a fare i conti con l’incertezza e le difficoltà, credo sia solo un tentativo sbrigativo e spicciolo di ridurre la realtà, di non affrontarla per quella che è nei fatti.
Come ha avuto modo di scrivere Edmondo Berselli, la politica è diventata una forma, la cui parola d’ordine sembra sempre più essere “semplificazione”, a fronte di una situazione economica, sociale e culturale che però semplice non è.
Non condivido, personalmente, questa modalità di approccio, questo modo di affrontare e di porsi nei confronti delle cose e della gente. Alla forma ho sempre preferito la sostanza.
Al trionfo del pensiero sbrigativo, delle mode di facili slogan, del principio dell’affermarsi, ho sempre preferito il ragionamento.
Capire, conoscere, analizzare il contesto in cui vivo e lavoro, la mia comunità, i suoi problemi. Ascoltare la gente, essere tra loro, capire quali sono le loro paure, speranze, aspirazioni, cosa davvero è per loro importante e cosa davvero si aspettano da chi gestisce la cosa pubblica.
Nel redigere il programma abbiamo tracciato un bilancio dell’azione di governo degli ultimi cinque anni; un bilancio con più luci che ombre, che però è stato ragionato e dal quale vogliamo ripartire, correggendo laddove non abbiamo ottenuto i risultati sperati. E vorremmo farlo con l’aiuto ed il contributo di tutti, per proporre una visione di futuro che infonda speranza e fiducia, e per non restare prigionieri dell’oggi e del passato.
Mi auguro che le persone con le quali in questi giorni mi incontrerò preferiscano usare il proprio ragionamento, poiché è quello il criterio con il quale abbiamo guidato il Trentino in questi anni ed è su queste basi che è stato pensato il programma che mi sostiene. Un documento di dieci punti, che vogliono essere i principi guida fondamentali del Trentino. Parole semplici, quali Autonomia, donne, giovani, anziani, ma cariche di significati ed importanza e che non possono essere ridotte e scavalcate da slogan e slang inconsistenti.
Ecco, questo è quello che la mia gente riuscisse a capire: che si può guardare con fiducia e serenità al futuro solo se si è consapevoli della propria condizione e della realtà che ci circonda, non facendosi annebbiare da parole che sviliscono l’idea stessa di un futuro migliore e più uguale per tutti.
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La mia Grigia Alpina
Ottobre 1, 2008 · 9 Commenti
Stamattina finalmente ho realizzato un mio piccolo desiderio. Sono andato alla Federazione Provinciale Allevatori di Trento e ho acquistato all’asta una mucca.
Una bella Grigia Alpina manza di tre anni, che a giorni dovrebbe anche dare alla luce un vitellino.

Non so di preciso cosa mi abbia spinto a questa decisione. Una serie di cose comunque.
Tre miei amici, tempo fa, hanno fatto la stessa cosa e tengono le loro mucche in una piccola stalla a Nago. La cosa mi ha affascinato e così mi son detto che potevo unirmi a loro contribuendo ad un “aumento di capitale”.
Ma non è ovviamente questa la motivazione, almeno non solo.
Sono cresciuto in una famiglia contadina. Sin da bambino i miei nonni mi hanno insegnato a voler bene alla mia terra, ad averne cura e a rispettarla. Ad apprezzare quanti, da sempre con passione, lavorano la terra, nei campi. Quanti si dedicano all’allevamento con dedizione ed amore, ricavandone quei prodotti che hanno contribuito a rendere ancor più prezioso il nostro territorio.
Il mondo agreste è da sempre una parte importante di me. Una fondamentale componente della società che purtroppo sta andando pian piano perduta, specie nelle nuove generazioni della città e al contrario merita di essere conosciuta meglio e valorizzata.
Occorre ricominciare a prestare maggiore attenzione al lavoro che duramente, con passione e sacrifici, le mani trentine compiono quotidianamente in un settore da sempre trainante per la nostra comunità.
Ecco, quindi, il mio è stato anche un gesto simbolico, per dimostrare come il lavoro della nostra gente non è dimenticato o considerato di seconda classe.
Trovarmi lì, nel mezzo di un’asta, con centinaia di allevatori, ciascuno con preoccupazioni forti per le proprie aziende, ma con la fierezza e l’orgoglio tipici della nostra montagna, mi ha ulteriormente reso consapevole di come il mondo zootecnico meriti una maggiore attenzione e considerazione, anche dalla classe politica e dirigente.
Ma non ero li in veste istituzionale, quindi ho voluto considerare e godermi la situazione anche da altri punti di vista.
All’interno di un recinto transennato le vacche venivano messe in mostra, girando in tondo sotto gli occhi di una folla di allevatori che cercava di aggiudicarsi il capo a colpi di paletta. La semplicità, e al contempo la complessità delle operazioni mi ha affascinato. Intorno a me anche alcuni bambini, nei cui occhi si poteva leggere la gioia e la genuinità nel vedere da vicino gli animali, nel vederne tanti, tutti insieme … Per un po’ mi sono sentito bambino anch’io, specie quando con la mia paletta mi sono aggiudicato la mia Grigia Alpina…
Questa, sinceramente, è la cosa più bella che mi porto dentro da questa mattinata. Questo credo ognuno di noi dovrebbe riuscire a fare, o almeno provarci: riappropriarsi del proprio territorio vivendo esperienze semplici ed autentiche che sono proprie della nostra terra, delle nostre tradizioni, dei nostri valori e della nostra identità.
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L’integrazione degli immigrati passa per i sentieri della Sat
Settembre 30, 2008 · Lascia un Commento
Ogni tanto per fortuna i giornali riportano anche notizie positive (e dovremmo abituarci a farlo anche noi sui nostri blog). Ieri, ad esempio, Franco Giacomoni, il presidente della Sat, la storica società alpinistica trentina, raccontava in un’intervista all’”Adige” che i primi satini extracomunitari sono una realtà. Si tratta di alcuni bambini marocchini, coinvolti nelle attività che Sat e Sosat organizzano per i più giovani.
In questa notizia c’è tutto: c’è la montagna come un grande patrimonio collettivo, che fa incontrare ancora oggi persone di culture diverse, come accadeva in passato quando sui sentieri e attraverso i valichi transitavano lingue, merci, storie, abilità artigianali, tradizioni, perché le regioni dell’arco alpino hanno sempre vissuto di questo rapporto osmotico, non avrebbero potuto fare altrimenti, e sbaglia chi vede nei monti solo delle barriere. C’è poi la società trentina come realmente è, al di là delle paure irrazionali sollevate dalla Destra, al di là degli stereotipi, del razzismo strisciante di certi comportamenti che per fortuna appartengono solo a una minoranza: un Trentino dove gli stranieri vivono, lavorano, fanno crescere i loro figli fianco a fianco con la popolazione residente. Un Trentino dove le persone contano per come si comportano e non per il colore della loro pelle. Un Trentino che grazie alla scuola e alle associazioni si dimostra capace di integrare le nuove generazioni, i figli di quei migranti venuti da lontano in cerca di un lavoro, certo, ma soprattutto di un futuro migliore. Bene, il futuro, per molti di loro, è arrivato: il futuro è fatto di piccoli-grandi eventi come questo, l’ingresso di bambini di origine africana nella Sat, “tempio” dell’alpinismo trentino forte di ben 24.000 soci, come a dire il cuore della nostra identità di terra di montagna. Vi pare questa un’invasione? A me proprio no: mi pare una cosa bellissima che mi riempie di speranza per il futuro.
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Artigiani e piccole imprese trentine: un’occasione di dialogo
Settembre 23, 2008 · Lascia un Commento
Venerdì scorso ho partecipato ad un incontro organizzato dall’Associazione Artigiani e Piccole Imprese della Provincia di Trento.
Un dibattito interessante e ricco di spunti, anche critici, riguardanti lo stato di salute delle nostre piccole realtà produttive ed economiche che svolgono un ruolo fondamentale per l’economia del nostro Trentino.
Ho ascoltato con attenzione quanto relazionato dal presidente Denicolò, dalla sua vice Ivana Bridi e le considerazioni dei giovani per voce di Ivan Bonvecchio.
Parole di cui non posso che tener conto, voce ed espressione di un settore vitale ma che non ha mancato di mettere in luce alcuni temi di interesse generale quali quello dell’energia e la richiesta di maggior trasparenza dell’attività politica e amministrativa.
Argomenti sui quali da tempo è in atto un confronto con i soggetti interessati al fine di trovare quelle soluzioni che abbiano le migliori ricadute sui cittadini e sul territorio.
Certo che, oltre la formalità dell’incontro in sé ed i temi specifici affrontati, ho respirato nell’aria l’attesa che la platea del Sociale nutriva nell’assistere per la prima volta ad un confronto “diretto” tra coloro che sono i due principali candidati alla presidenza della nostra provincia.
Il dibattito non ha quasi mai riguardato direttamente altro che non fosse lo stato di salute delle piccole e medie imprese. E io sono d’accordo.
Non trovo corretto, né tantomeno ho creduto ne valesse la pena, strumentalizzare e ridurre ad un semplice ed inutile “scontro” dai fini puramente elettorali, un’importante occasione di confronto e riflessione per l’intera comunità.
Una simpatica riflessione però ha contribuito a mettere un po’ di sale sulla serata.
Mi è stata mossa l’accusa di “abusare” troppo spesso, nel mio modo di parlare, del tempo futuro.
Non credendo, sinceramente, di dover rispondere ad una simile “accusa” poiché non l’ho mai ritenuta una colpa, mi sono permesso di replicare.
Sempre con toni molto distesi e tranquilli, ho sottolineato come il declinare al futuro il mio intervento sia dettato semplicemente dalla volontà di guardare e di pensare al futuro, senza voler aggiungere altro o sprecare inutili ulteriori parole.
Avere una prospettiva ampia, cogliere ed anticipare gli scenari futuri, le sfide che il domani ci proporrà; essere aperti, innovativi e pronti a raccogliere stimoli di crescita e confronto.
Così mi immagino la mia terra, la mia comunità. Così deve essere il Trentino se vuole continuare ad essere quel laboratorio economico e sociale che lo ha portato ad essere sempre più vicino a quelle aree più avanzate dell’Europa che conta.
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