Il blog di Lorenzo Dellai

Voce marcata come ‘speranza’

Obama, il sogno che ritorna

Novembre 5, 2008 · 10 Commenti

obamaStamani ho iniziato la giornata di buon umore, perché quando un bel sogno si avvera, anche se a migliaia di chilometri da qui, non posso che essere felice e sentirmi anch’io, in qualche modo, parte di quel sogno.
L’America ha scelto Barack Obama, ed è evidente che non si tratta una scelta come le altre. Innanzitutto per il dato politico: Obama segna la fine di quell’ideologia liberista radicale che per troppo tempo ha tenuto separate la politica e l’economia, nella convinzione che la seconda non avesse bisogno della prima. I risultati di quell’ideologia – in parte già visti alcuni anni fa in paesi come l’Argentina (e tanti trentini se lo ricordano bene!) – sono oggi sotto gli occhi di tutti: la crisi finanziaria partita dagli Usa si è diffusa in tutto il mondo, mettendo in difficoltà milioni di famiglie e di imprese. Sotto questo profilo Obama incarna, credo, il buon senso di chi capisce benissimo che invece politica ed economia devono essere alleate, per perseguire obiettivi di sviluppo equi e condivisi, per indirizzare le energie dei mercati, dell’intera società, verso il bene comune. Nel suo piccolo, lo stesso Trentino ha sempre coltivato questa idea. Lo ha fatto fin dai tempi delle prime cooperative, che erano anche i tempi dell’emigrazione; lo ha fatto con più strumenti, più consapevolezza, più esperienza, dopo il varo dell’Autonomia, e continua a farlo oggi, con il concorso di tutte le forze attive della società.
Obama però è anche il sogno, lo sappiamo tutti. Il sogno di un ragazzo nero, di colore, afroamericano, o come volete chiamarlo, un ragazzo nato nel paese di Abramo Lincoln, il paese costruito, anche, con la fatica, il sudore, la costrizione di milioni di africani strappati alla loro terra con la forza. Un ragazzo senza ranch e pozzi petroliferi, figlio di padre kenyano, che cresce, studia, fa le sue esperienze, decide di mettere la sua vita al servizio di un’idea dell’America, e di un’idea del mondo. Come dimenticare che fino agli anni ’60, fino alle riforme del presidente Johnson, sull’onda del grande movimento per i diritti civili,  ancora in molti stati degli Usa gli afroamericani erano cittadini di serie b? Obama che pronuncia il suo primo discorso da presidente, che ripete “Yes, we can”, “sì, noi possiamo”, fa sognare anche me, anche noi.  Ci fa sognare una politica libera dalle paure ossessive e dai risentimenti, protesa verso il futuro, capace di entusiasmare i giovani e di rassicurare gli anziani, ci fa sognare una democrazia che sia veramente di tutti, anche di chi parte svantaggiato, soprattutto di chi parte svantaggiato, perché se la democrazia non serve a questo, a riequilibrare, a correggere le ingiustizie, a cosa mai dovrebbe servire? Ci fa sognare un mondo che ritrova slancio, ideali, un mondo che coopera, un mondo in cui le nazioni più forti mettono la loro forza al servizio di quelle più deboli, un mondo che inventa nuove risposte per problemi sempre più complessi. Questo è il mondo in cui voglio vivere. Questo è il mondo in cui anche i trentini – ne sono convinto – si riconoscono.
Ed il fatto che un nero entri da Presidente alla Casa Bianca, fa apparire ancora più fuori dal tempo la campagna di chi, anche in Trentino, chiede i voti col motto “via gli stranieri”.

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Ascoltare e proporre, per un Trentino migliore che guardi al futuro

Ottobre 7, 2008 · 5 Commenti

Nei giorni scorsi sono stato ad Avio in un incontro con gli esponenti della mia coalizione e la cittadinanza.
Un’occasione non solo per presentarci, illustrare il nostro programma e spiegare le nostre proposte. Ma alla luce della situazione creatasi nell’ultimo periodo, la riflessione ha inevitabilmente allargato il suo respiro e toccato anche altri interessanti e fondamentali punti.
Innanzitutto credo si debba ripristinare il vero valore della politica, intesa come risposta alle inquietudini e alle paura di questo nostro tempo. Occorre una politica che sia fondata sul ragionamento e che allo stesso modo aiuti la gente a prendere coscienza della situazione e contribuisca ad infondere un clima di serenità e fiducia nei cittadini. É necessario che l’azione politica ritorni ad essere un punti di riferimento credibile e serio, in grado di offrire risposte concrete e vere; non una politica di falsi proclami, menzogne e slogan urlati che distraggono dai problemi reali.

E lo strumento più forte ed efficace affinché ciò avvenga è la nostra autonomia, messa in pericolo in questo periodo dal disegno sul federalismo fiscale che è solo un danno per la nostra provincia. La nostra autonomia va difesa e sostenuta, specie in questo momento delicato; è il nostro antidoto contro le nostre solitudini e contro gli attacchi che alla nostra comunità vengono mossi continuamente. Occorre dar vita ad una sorta di grande patto tra tutti gli attori della società a difesa del nostro statuto di specialità, consapevoli del fatto che solo unendo le forze riusciremmo a superare le difficoltà del momento, a dare maggiore credibilità alle nostre proposte e a guardare al futuro con maggiore fiducia e serenità.
Proprio in questi giorni il clima politico e sociale, non solo in Italia, sembra aver smarrito proprio questi due elementi. Su tutto l’arco alpino, in particolare, sta prendendo sempre più piede una spinta composta da radicalismo populista e rinnovato pensiero neonazista di fronte al quale non possiamo restare indifferenti. Nello schieramento opposto al mio purtroppo non sono mancati episodi della stessa matrice ed ispirazione, e credo che tutti dovremmo prenderne atto e fare le necessarie considerazioni.

Non è questo il modello di politica che da sempre sostengo e che immagino, specie per le nuove generazioni. Non è questo il modello di democrazia che deve ispirare la nostra azione al servizio della comunità. Una politica fatta in questi termini che messaggi trasmette ai nostri giovani? Che tipo di società costruisce? Sinceramente non credo abbia alcuna funzione educativa o costruttiva, come spesso si vuole far credere. Una cultura che fomenta odio e dissemina paura, non può che raccogliere gli amari frutti della violenza e dell’intolleranza.
Sinceramente, come ho avuto più volte modo di affermare, non voglio essere per loro un “cattivo maestro” che usa le parole dell’odio e della violenza.
Io e chi mi sostiene vogliamo al contrario spiegare con parole semplici ai nostri ragazzi che non è così che si costruisce un futuro migliore, che si può sperare di guardare al futuro forti delle nostre radici, della nostra autonomia e dei nostri valori, ma al contempo con lo sguardo volto all’Europa e a chi ci sta intorno.
Il nostro è un messaggio positivo, di speranza, fatto di responsabilità reciproche e di collaborazione. Alle urla preferiamo le proposte, alle facili parole preferiamo i fatti concreti.

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