Stamani ho iniziato la giornata di buon umore, perché quando un bel sogno si avvera, anche se a migliaia di chilometri da qui, non posso che essere felice e sentirmi anch’io, in qualche modo, parte di quel sogno.
L’America ha scelto Barack Obama, ed è evidente che non si tratta una scelta come le altre. Innanzitutto per il dato politico: Obama segna la fine di quell’ideologia liberista radicale che per troppo tempo ha tenuto separate la politica e l’economia, nella convinzione che la seconda non avesse bisogno della prima. I risultati di quell’ideologia – in parte già visti alcuni anni fa in paesi come l’Argentina (e tanti trentini se lo ricordano bene!) – sono oggi sotto gli occhi di tutti: la crisi finanziaria partita dagli Usa si è diffusa in tutto il mondo, mettendo in difficoltà milioni di famiglie e di imprese. Sotto questo profilo Obama incarna, credo, il buon senso di chi capisce benissimo che invece politica ed economia devono essere alleate, per perseguire obiettivi di sviluppo equi e condivisi, per indirizzare le energie dei mercati, dell’intera società, verso il bene comune. Nel suo piccolo, lo stesso Trentino ha sempre coltivato questa idea. Lo ha fatto fin dai tempi delle prime cooperative, che erano anche i tempi dell’emigrazione; lo ha fatto con più strumenti, più consapevolezza, più esperienza, dopo il varo dell’Autonomia, e continua a farlo oggi, con il concorso di tutte le forze attive della società.
Obama però è anche il sogno, lo sappiamo tutti. Il sogno di un ragazzo nero, di colore, afroamericano, o come volete chiamarlo, un ragazzo nato nel paese di Abramo Lincoln, il paese costruito, anche, con la fatica, il sudore, la costrizione di milioni di africani strappati alla loro terra con la forza. Un ragazzo senza ranch e pozzi petroliferi, figlio di padre kenyano, che cresce, studia, fa le sue esperienze, decide di mettere la sua vita al servizio di un’idea dell’America, e di un’idea del mondo. Come dimenticare che fino agli anni ’60, fino alle riforme del presidente Johnson, sull’onda del grande movimento per i diritti civili, ancora in molti stati degli Usa gli afroamericani erano cittadini di serie b? Obama che pronuncia il suo primo discorso da presidente, che ripete “Yes, we can”, “sì, noi possiamo”, fa sognare anche me, anche noi. Ci fa sognare una politica libera dalle paure ossessive e dai risentimenti, protesa verso il futuro, capace di entusiasmare i giovani e di rassicurare gli anziani, ci fa sognare una democrazia che sia veramente di tutti, anche di chi parte svantaggiato, soprattutto di chi parte svantaggiato, perché se la democrazia non serve a questo, a riequilibrare, a correggere le ingiustizie, a cosa mai dovrebbe servire? Ci fa sognare un mondo che ritrova slancio, ideali, un mondo che coopera, un mondo in cui le nazioni più forti mettono la loro forza al servizio di quelle più deboli, un mondo che inventa nuove risposte per problemi sempre più complessi. Questo è il mondo in cui voglio vivere. Questo è il mondo in cui anche i trentini – ne sono convinto – si riconoscono.
Ed il fatto che un nero entri da Presidente alla Casa Bianca, fa apparire ancora più fuori dal tempo la campagna di chi, anche in Trentino, chiede i voti col motto “via gli stranieri”.





