Il blog di Lorenzo Dellai

Voce marcata come ‘autonomia’

Perchè andrò a Innsbruck

Settembre 20, 2009 · 6 Commenti

Partecipo oggi volentieri alla manifestazione di Innsbruck, nella convinzione che, pur con gli inevitabili rischi politici, essa sia un momento importante di rievocazione storica ma anche una occasione significativa per far crescere lo spirito di cooperazione, di respiro europeo, a nord e a sud del Brennero.
Non c’è, da parte nostra, alcuna tentazione di «scimmiottare» i nostri amici tirolesi. Siamo ben consapevoli della nostra cultura, della nostra lingua, della nostra appartenenza nazionale italiana. Ma siamo anche pienamente consapevoli che questa nostra identità si è sviluppata storicamente intrecciandosi con le vicende del Tirolo storico, come sempre accade nei territori di confine.
Anche noi trentini, con la nostra diversità, siamo coinvolti nelle vicende storiche che, a distanza di duecento anni, vengono rievocate oggi ad Innsbruck. Ma, come dicevo, non si tratta solo di rievocare fatti storici. Siamo oggi nelle condizioni di imprimere una forte accelerazione alla costruzione di una Regione Europea del Tirolo storico, e – nel nuovo quadro dell’unità europea – possiamo adottare soluzioni anche istituzionali che solo qualche decennio fa potevano apparire improponibili. Improponibili, ma non lontane da quello «spirito» di reciproca comprensione e collaborazione che ha guidato i padri costituenti della nostra autonomia da parte italiana e austriaca.
Come accennato, ci sono certo anche dei rischi politici legati alla manifestazione, che nessuno trascura ma che non possono certamente bloccare questo processo. Sono i rischi connessi con i rigurgiti nazionalistici ed anti italiani di una parte minoritaria ma rumorosa della politica e della società di lingua tedesca. Le autorità istituzionali e politiche di Innsbruck, di Vienna e di Bolzano hanno condannato e condanneranno senza esitazione queste espressioni.
Ma se, a questo nazionalismo anti italiano, dovesse contrapporsi un nazionalismo anti tedesco di vecchia memoria, non solo si commetterebbe un errore sul piano della tattica politica, ma si comprometterebbe il processo di pace e di evoluzione del quadro politico-istituzionale dell’area attorno al Brennero.
Per questa ragione, nonostante i tentativi strumentali dei nostalgici e nonostante le contro-risposte altrettanto strumentali e nostalgiche, noi preferiamo continuare il dialogo e rafforzare la collaborazione con le forze politiche responsabili e con le istituzioni autonomistiche di Bolzano e di Innsbruck, nella piena consapevolezza che il progetto che dobbiamo costruire assieme richiede pazienza, visione, nervi saldi.
Queste sono convinzioni profonde che riconfermo come trentino, cosciente della particolare complessità di questa nostra terra e della ricchezza delle sue «appartenenze multiple». Ma sono anche convinzioni che esprimo come italiano, orgoglioso di appartenere ad una nazione che, sotto la guida di statisti lungimiranti dei quali, francamente, ogni giorno di più, cresce la nostalgia, ha saputo nel giro di pochi decenni dare il proprio fondamentale contributo per trasformare il confine del Brennero da segno di conflitto a occasione di dialogo e di collaborazione, realizzando una esperienza di accordo tra due nazioni che ha pochissimi paragoni nel mondo.
Non è dunque la presenza oggi ad Innsbruck di esponenti istituzionali italiani che può costituire mancanza di rispetto e di affetto a quella bandiera tricolore sotto le insegne della quale, a Kabul, sono morti l’altro giorno i nostri sei giovani militari, che ricordiamo con commozione e ammirazione. Chi ha dichiarato di voler usare il tricolore come strumento «igienico» non è oggi ad Innsbruck ma siede nel Governo della Repubblica Italiana. Lasciamo stare, dunque, ogni sguardo di rancore passatista e valorizziamo le nostre diversità ed il nostro «sentire comune» per costruire una grande Regione Europea bi-nazionale, plurilinguistica e pluriculturale.

Partecipo oggi volentieri alla manifestazione di Innsbruck, nella convinzione che, pur con gli inevitabili rischi politici, essa sia un momento importante di rievocazione storica ma anche una occasione significativa per far crescere lo spirito di cooperazione, di respiro europeo, a nord e a sud del Brennero.

Non c’è, da parte nostra, alcuna tentazione di «scimmiottare» i nostri amici tirolesi. Siamo ben consapevoli della nostra cultura, della nostra lingua, della nostra appartenenza nazionale italiana. Ma siamo anche pienamente consapevoli che questa nostra identità si è sviluppata storicamente intrecciandosi con le vicende del Tirolo storico, come sempre accade nei territori di confine.

Anche noi trentini, con la nostra diversità, siamo coinvolti nelle vicende storiche che, a distanza di duecento anni, vengono rievocate oggi ad Innsbruck. Ma, come dicevo, non si tratta solo di rievocare fatti storici. Siamo oggi nelle condizioni di imprimere una forte accelerazione alla costruzione di una Regione Europea del Tirolo storico, e – nel nuovo quadro dell’unità europea – possiamo adottare soluzioni anche istituzionali che solo qualche decennio fa potevano apparire improponibili. Improponibili, ma non lontane da quello «spirito» di reciproca comprensione e collaborazione che ha guidato i padri costituenti della nostra autonomia da parte italiana e austriaca.

Come accennato, ci sono certo anche dei rischi politici legati alla manifestazione, che nessuno trascura ma che non possono certamente bloccare questo processo. Sono i rischi connessi con i rigurgiti nazionalistici ed anti italiani di una parte minoritaria ma rumorosa della politica e della società di lingua tedesca. Le autorità istituzionali e politiche di Innsbruck, di Vienna e di Bolzano hanno condannato e condanneranno senza esitazione queste espressioni.

Ma se, a questo nazionalismo anti italiano, dovesse contrapporsi un nazionalismo anti tedesco di vecchia memoria, non solo si commetterebbe un errore sul piano della tattica politica, ma si comprometterebbe il processo di pace e di evoluzione del quadro politico-istituzionale dell’area attorno al Brennero.

Per questa ragione, nonostante i tentativi strumentali dei nostalgici e nonostante le contro-risposte altrettanto strumentali e nostalgiche, noi preferiamo continuare il dialogo e rafforzare la collaborazione con le forze politiche responsabili e con le istituzioni autonomistiche di Bolzano e di Innsbruck, nella piena consapevolezza che il progetto che dobbiamo costruire assieme richiede pazienza, visione, nervi saldi.

Queste sono convinzioni profonde che riconfermo come trentino, cosciente della particolare complessità di questa nostra terra e della ricchezza delle sue «appartenenze multiple». Ma sono anche convinzioni che esprimo come italiano, orgoglioso di appartenere ad una nazione che, sotto la guida di statisti lungimiranti dei quali, francamente, ogni giorno di più, cresce la nostalgia, ha saputo nel giro di pochi decenni dare il proprio fondamentale contributo per trasformare il confine del Brennero da segno di conflitto a occasione di dialogo e di collaborazione, realizzando una esperienza di accordo tra due nazioni che ha pochissimi paragoni nel mondo.

Non è dunque la presenza oggi ad Innsbruck di esponenti istituzionali italiani che può costituire mancanza di rispetto e di affetto a quella bandiera tricolore sotto le insegne della quale, a Kabul, sono morti l’altro giorno i nostri sei giovani militari, che ricordiamo con commozione e ammirazione. Chi ha dichiarato di voler usare il tricolore come strumento «igienico» non è oggi ad Innsbruck ma siede nel Governo della Repubblica Italiana. Lasciamo stare, dunque, ogni sguardo di rancore passatista e valorizziamo le nostre diversità ed il nostro «sentire comune» per costruire una grande Regione Europea bi-nazionale, plurilinguistica e pluriculturale.

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L’autonomia del Trentino

Marzo 19, 2009 · 1 Commento

Categorie: Politica · Vita · multimedia
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Libertà di pensiero

Novembre 3, 2008 · 7 Commenti

In una stagione come quella che stiamo vivendo – fatta di trasformazioni sempre più rapide, di problemi nuovi che richiedono nuove soluzioni – la fedeltà ideologica non può venire prima del giudizio espresso sulle cose concrete, sulle politiche reali. Pensavo che ormai tutti fossimo d’accordo su questo, e pertanto mi stupisce che il centrodestra accusi oggi gli imprenditori che si sono espressi favorevolmente nei miei confronti di averlo fatto per interesse personale. Le loro dichiarazioni nascono evidentemente da una sottovalutazione della libertà di pensiero delle persone, del giudizio positivo che esse possono esprimere su quanto abbiamo realizzato in queste due legislature nonché suoi programmi che abbiamo proposto per il futuro. La posizione espressa da Diego Mosna in un’intervista comparsa ieri su un quotidiano locale, ad esempio, mi pare sia di grande limpidezza e onestà intellettuale: Mosna, di cui conosciamo tutti la serietà, le capacità, e non da ultimo anche l’amore per la sua terra, pur dichiarandosi idealmente più vicino ai valori del centro-destra, parla di obiettivi raggiunti, di infrastrutture, di politiche economiche. Parla, insomma, di cose che sono sotto gli occhi di tutti, se solo le si guarda senza il cannocchiale dell’ideologia. Prendiamo la viabilità, su cui qualche candidato dello schieramento avversario si è espresso in questi giorni: come si fa a non riconoscere che in questi ultimi anni una quantità di nodi esistenti da tempo “immemorabile” sono stati finalmente sciolti, dalla Rocchetta alle gallerie di Martignano, dalla variante di Moena alla circonvallazione di Mori e così via? Senza contare che tutto questo si è accompagnato anche ai forti investimenti nel settore della mobilità pubblica, su gomma e su rotaia, e altri, estremamente significativi, se ne aggiungeranno in futuro, quando faremo partire il progetto cosiddetto “Metroland”.
Se qualcuno pensa oggi che basti qualche slogan o qualche spauracchio malamente agitato davanti agli occhi dell’opinione pubblica per catturare il voto della gente, evidentemente è in errore. La democrazia, da noi così come in realtà molto più grandi di noi (si pensi ad esempio agli Usa) per fortuna non è più “congelata” da blocchi rigidi e contrapposizioni sclerotizzate. Ci si confronta sui programmi, ed è in base a quelli che, sempre di più, la gente prende le sue decisioni.
Riguardo infine a chi – con poco buon gusto – ha insinuato che il sottoscritto usi il potere che deriva dalla sua carica pubblica per “comprare” il voto di qualche esponente del mondo imprenditoriale, vorrei suggerirgli di andare a rivedere un’intervista concessa dal ministro Frattini ad una emittente televisiva, che ho visto di sfuggita l’altro ieri. L’intervista riguardava le alleanze che la Svp deciderà di stringere in Alto Adige. Il messaggio del ministro Frattini mi sembrava, in effetti, abbastanza chiaro: se vi alleerete con noi in sede locale, troverete porte aperte anche a Roma, altrimenti per voi potrebbero essere tempi duri. Alla faccia di chi continua a dire che questo governo è in sintonia con le Autonomie speciali.

Categorie: Attualità · Politica · Vita
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Cura dimagrante?

Settembre 29, 2008 · Lascia un Commento

“Le ricche province autonome dovranno fare una cura dimagrante”. Non è una frase del Ministro Brunetta o del Governatore Galan. E’ la dichiarazione sconcertante fino al limite dell’incredibile di un candidato alla Presidenza della Provincia autonoma di Trento, il senatore Sergio Divina.
Non sapendo come rispondere alla mia osservazione riguardante le oggettive conseguenze del federalismo fiscale sulla finanza della nostra Provincia, il candidato della Destra Leghista non ha trovato di meglio che esprimersi così.
Può darsi, anzi è senz’altro vero, che la struttura amministrativa della Provincia debba fare una cura dimagrante: da qualche tempo l’abbiamo già iniziata. Tuttavia, personalmente non vedo nessuna buona ragione e men che meno nessuna utilità per i trentini, per far fare una “cura dimagrante” al bilancio della Provincia autonoma, cioè alle risorse a disposizione della nostra autonomia.
Ad ogni buon conto, se “cura dimagrante” deve essere, preferisco che la dieta se la scelgano i trentini e non sia decisa dal Governo di Roma.
In ogni caso, da qualsiasi punto di vista la si guardi, proprio anche in base alla risposta del candidato leghista, la questione del federalismo fiscale si conferma sempre di più come una auspicata opportunità per la Padania e come un temuto danno per il Trentino.

Categorie: Politica
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Tasse e gambe corte

Settembre 28, 2008 · Lascia un Commento

Le bugie hanno le gambe corte”; questo ho sempre sentito dire, fin dall’infanzia, e nella mia esperienza di vita ho sempre trovato conferma di come questa piccola perla di saggezza.

Prediamo la questione delle tasse: Divina, sulla scia di Berlusconi, prima ha detto che in caso di vittoria le avrebbe abbassate, ora sembra porsi un obiettivo più modesto, quello di non aumentarle. Ciò che il candidato della Lega sottintende è che il governo di centrosinistra non ha fatto, su questo terreno, il suo dovere. Il suo “cavallo di battaglia” preferito, in questo momento, sono le accise sulla benzina, nate addirittura sotto il fascismo (per contribuire a coprire i costi della guerra d’Etiopia, per essere precisi).

Ora, io non so più come dirlo, visto che l’ho fatto più e più volte: la Provincia autonoma di Trento non ha nessuna possibilità di ridurre o eliminare le accise sulla benzina. La Provincia, in base allo Statuto di autonomia, riceve i nove decimi delle accise (così come delle altre tasse statali) ma non può decidere al posto dello Stato di aumentarle, diminuirle o toglierle. Chi dice il contrario dimostra o di non conoscere bene la nostra Autonomia o di avere le gambe corte.

Se anche la Provincia rinunciasse a ciò che le spetta – in base allo Statuto – per il cittadino non cambierebbe nulla: continuerebbe a pagare la benzina la stessa cifra. Cambierebbe però che i suoi soldi non gli tornerebbero indietro sotto forma di servizi provinciali, come invece succede ora; andrebbero direttamente a Roma.

A volte si porta ad esempio le misure di alleggerimento del costo della benzina adottate in alcuni territori che confinano con paesi non appartenenti all’Unione europea, per evitare che i loro cittadini vadano a fare il pieno oltrefrontiera: ma questo non è il caso del Trentino, che non confina con la Svizzera o la Slovenia. In quanto all’Alto Adige, ha fatto una legge che eroga dei contributi alle famiglie che vivono a pochi chilometri dal confine del Brennero: riguarda una minoranza di persone, come ben sa chi qualche volta ha fatto benzina da Salorno in su, e si tratta comunque di contributi, non di una riduzione delle tasse. Contributi come i tanti che la Provincia autonoma di Trento eroga ai suoi cittadini.

Quello che posso dire per certo – e non sono promesse, sono cose già realizzate – è che la Provincia ha fatto tutto quello che poteva fare per ridurre le tasse a carico di cittadini e imprese. In particolare: ha ridotto fino al minimo possibile l’Irap – cioè l’imposta regionale sulle attività produttive, sulla quale ha voce in capitolo – per la generalità delle imprese e ha esentato dal pagamento le onlus e le case di riposo (consentendo quindi anche per questa via di contenere le rette). Parliamo di un risparmio per le imprese di circa 70 milioni di euro all’anno. E queste non sono “parole”: sono il contenuto – o meglio uno dei contenuti – della Finanziaria 2008 della Provincia autonoma di Trento.

Categorie: Attualità · Politica
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Sull’autonomia

Settembre 11, 2008 · Lascia un Commento

I primi di settembre, durante la presentazione del mio libro, ho avuto modo di approfondire e di interloquire di diversi aspetti che mi stanno particolarmente a cuore, in quanto Governatore ma ancor più come cittadino di questo territorio.
Ed ho avuto modo di farlo alla presenza di due miei colleghi ed amici, giunti a Trento per l’occasione: Giancarlo Galan e Luis Durnwalder, governatori rispettivamente della regione Veneto e della Provincia autonoma di Bolzano.
Tra le altre cose, e non poteva essere altrimenti, ci si è soffermati e più volte si è ritornati a discutere della nostra autonomia.
Una questione da sempre aperta e dibattuta, da sempre oggetto di divergenze e differenti interpretazioni. Su questo punto mi sono sentito ancora una volta in dovere di intervenire e di chiarire, dal mio punto di vista, cosa in effetti significhi per il popolo trentino la parola “autonomia”. Lo rifaccio adesso, con poche ma precise righe e parole.
Il Trentino non deve sentirsi privilegiato per il fatto di avere un proprio Statuto di Autonomia. E quando sento parlare da esponenti di regioni e territori vicini al nostro di privilegi ingiustificati, che spetterebbero anche a loro, bè, mi sento di dissentire. Noi difendiamo una nostra identità storica. Anzi l’autonomia rappresenta, e ci deve far ricordare ogni giorno, una nostra precisa condizione: i nostri valori, il nostro modo di essere comunità, la nostra identità, i sentimenti della solidarietà presenti in ogni espressione della nostra società. Sono tutti questi elementi che ci hanno fatto diventare nel tempo il territorio e la comunità che siamo adesso. E l’autonomia si erge quasi a “difensore” di tutto ciò.
La richiesta di maggiore autonomia avanzata da Veneto o Lombardia non troverà da me nè dal Trentino alcuna opposizione o ostacolo, ma credo anche che questi territori non debbano puntare il dito contro di noi. Semmai dovrebbero farlo contro una visione troppo centralista dello Stato. La riprova la si sta avendo proprio in questo periodo, in cui a fronte di una “eterna” promessa di federalismo si sta agendo concretamente in modo sempre più statalista; ultimo esempio in ordine di tempo la cancellazione dell’Ici, unica forma di finanziamento autonomo dei comuni.
Però non giustifico il fatto che nei nostri confronti si nutrano sentimenti come l’invidia, seppur riesca in parte a giustificarli e comprenderli.
Per il popolo trentino “autonomia” non significa però, come mi pare intendano sempre più chi vorrebbe averne una, solo maggiori disponibilità e libertà finanziarie. Sarebbe grave se fosse così. Per noi deve essere innanzitutto consapevolezza del proprio ruolo e quindi maggiore responsabilità in quello che si fa ed in come lo si fa. Intesa qui non solo come acquisizione di competenze amministrative, ma in senso generale e molto più profondo.
La nostra autonomia è insomma un bene indisponibile, da conservare e difendere con le unghie e con i denti, in senso figurativo, e da lasciare in eredità alle generazioni future. Rappresenta quell’insieme di valori, tradizioni, culture, ed identità che ci rendono unici e che legittimano quindi il nostro essere autonomi.

Categorie: Attualità · Politica
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