Partecipo oggi volentieri alla manifestazione di Innsbruck, nella convinzione che, pur con gli inevitabili rischi politici, essa sia un momento importante di rievocazione storica ma anche una occasione significativa per far crescere lo spirito di cooperazione, di respiro europeo, a nord e a sud del Brennero.
Non c’è, da parte nostra, alcuna tentazione di «scimmiottare» i nostri amici tirolesi. Siamo ben consapevoli della nostra cultura, della nostra lingua, della nostra appartenenza nazionale italiana. Ma siamo anche pienamente consapevoli che questa nostra identità si è sviluppata storicamente intrecciandosi con le vicende del Tirolo storico, come sempre accade nei territori di confine.
Anche noi trentini, con la nostra diversità, siamo coinvolti nelle vicende storiche che, a distanza di duecento anni, vengono rievocate oggi ad Innsbruck. Ma, come dicevo, non si tratta solo di rievocare fatti storici. Siamo oggi nelle condizioni di imprimere una forte accelerazione alla costruzione di una Regione Europea del Tirolo storico, e – nel nuovo quadro dell’unità europea – possiamo adottare soluzioni anche istituzionali che solo qualche decennio fa potevano apparire improponibili. Improponibili, ma non lontane da quello «spirito» di reciproca comprensione e collaborazione che ha guidato i padri costituenti della nostra autonomia da parte italiana e austriaca.
Come accennato, ci sono certo anche dei rischi politici legati alla manifestazione, che nessuno trascura ma che non possono certamente bloccare questo processo. Sono i rischi connessi con i rigurgiti nazionalistici ed anti italiani di una parte minoritaria ma rumorosa della politica e della società di lingua tedesca. Le autorità istituzionali e politiche di Innsbruck, di Vienna e di Bolzano hanno condannato e condanneranno senza esitazione queste espressioni.
Ma se, a questo nazionalismo anti italiano, dovesse contrapporsi un nazionalismo anti tedesco di vecchia memoria, non solo si commetterebbe un errore sul piano della tattica politica, ma si comprometterebbe il processo di pace e di evoluzione del quadro politico-istituzionale dell’area attorno al Brennero.
Per questa ragione, nonostante i tentativi strumentali dei nostalgici e nonostante le contro-risposte altrettanto strumentali e nostalgiche, noi preferiamo continuare il dialogo e rafforzare la collaborazione con le forze politiche responsabili e con le istituzioni autonomistiche di Bolzano e di Innsbruck, nella piena consapevolezza che il progetto che dobbiamo costruire assieme richiede pazienza, visione, nervi saldi.
Queste sono convinzioni profonde che riconfermo come trentino, cosciente della particolare complessità di questa nostra terra e della ricchezza delle sue «appartenenze multiple». Ma sono anche convinzioni che esprimo come italiano, orgoglioso di appartenere ad una nazione che, sotto la guida di statisti lungimiranti dei quali, francamente, ogni giorno di più, cresce la nostalgia, ha saputo nel giro di pochi decenni dare il proprio fondamentale contributo per trasformare il confine del Brennero da segno di conflitto a occasione di dialogo e di collaborazione, realizzando una esperienza di accordo tra due nazioni che ha pochissimi paragoni nel mondo.
Non è dunque la presenza oggi ad Innsbruck di esponenti istituzionali italiani che può costituire mancanza di rispetto e di affetto a quella bandiera tricolore sotto le insegne della quale, a Kabul, sono morti l’altro giorno i nostri sei giovani militari, che ricordiamo con commozione e ammirazione. Chi ha dichiarato di voler usare il tricolore come strumento «igienico» non è oggi ad Innsbruck ma siede nel Governo della Repubblica Italiana. Lasciamo stare, dunque, ogni sguardo di rancore passatista e valorizziamo le nostre diversità ed il nostro «sentire comune» per costruire una grande Regione Europea bi-nazionale, plurilinguistica e pluriculturale.
Partecipo oggi volentieri alla manifestazione di Innsbruck, nella convinzione che, pur con gli inevitabili rischi politici, essa sia un momento importante di rievocazione storica ma anche una occasione significativa per far crescere lo spirito di cooperazione, di respiro europeo, a nord e a sud del Brennero.
Non c’è, da parte nostra, alcuna tentazione di «scimmiottare» i nostri amici tirolesi. Siamo ben consapevoli della nostra cultura, della nostra lingua, della nostra appartenenza nazionale italiana. Ma siamo anche pienamente consapevoli che questa nostra identità si è sviluppata storicamente intrecciandosi con le vicende del Tirolo storico, come sempre accade nei territori di confine.
Anche noi trentini, con la nostra diversità, siamo coinvolti nelle vicende storiche che, a distanza di duecento anni, vengono rievocate oggi ad Innsbruck. Ma, come dicevo, non si tratta solo di rievocare fatti storici. Siamo oggi nelle condizioni di imprimere una forte accelerazione alla costruzione di una Regione Europea del Tirolo storico, e – nel nuovo quadro dell’unità europea – possiamo adottare soluzioni anche istituzionali che solo qualche decennio fa potevano apparire improponibili. Improponibili, ma non lontane da quello «spirito» di reciproca comprensione e collaborazione che ha guidato i padri costituenti della nostra autonomia da parte italiana e austriaca.
Come accennato, ci sono certo anche dei rischi politici legati alla manifestazione, che nessuno trascura ma che non possono certamente bloccare questo processo. Sono i rischi connessi con i rigurgiti nazionalistici ed anti italiani di una parte minoritaria ma rumorosa della politica e della società di lingua tedesca. Le autorità istituzionali e politiche di Innsbruck, di Vienna e di Bolzano hanno condannato e condanneranno senza esitazione queste espressioni.
Ma se, a questo nazionalismo anti italiano, dovesse contrapporsi un nazionalismo anti tedesco di vecchia memoria, non solo si commetterebbe un errore sul piano della tattica politica, ma si comprometterebbe il processo di pace e di evoluzione del quadro politico-istituzionale dell’area attorno al Brennero.
Per questa ragione, nonostante i tentativi strumentali dei nostalgici e nonostante le contro-risposte altrettanto strumentali e nostalgiche, noi preferiamo continuare il dialogo e rafforzare la collaborazione con le forze politiche responsabili e con le istituzioni autonomistiche di Bolzano e di Innsbruck, nella piena consapevolezza che il progetto che dobbiamo costruire assieme richiede pazienza, visione, nervi saldi.
Queste sono convinzioni profonde che riconfermo come trentino, cosciente della particolare complessità di questa nostra terra e della ricchezza delle sue «appartenenze multiple». Ma sono anche convinzioni che esprimo come italiano, orgoglioso di appartenere ad una nazione che, sotto la guida di statisti lungimiranti dei quali, francamente, ogni giorno di più, cresce la nostalgia, ha saputo nel giro di pochi decenni dare il proprio fondamentale contributo per trasformare il confine del Brennero da segno di conflitto a occasione di dialogo e di collaborazione, realizzando una esperienza di accordo tra due nazioni che ha pochissimi paragoni nel mondo.
Non è dunque la presenza oggi ad Innsbruck di esponenti istituzionali italiani che può costituire mancanza di rispetto e di affetto a quella bandiera tricolore sotto le insegne della quale, a Kabul, sono morti l’altro giorno i nostri sei giovani militari, che ricordiamo con commozione e ammirazione. Chi ha dichiarato di voler usare il tricolore come strumento «igienico» non è oggi ad Innsbruck ma siede nel Governo della Repubblica Italiana. Lasciamo stare, dunque, ogni sguardo di rancore passatista e valorizziamo le nostre diversità ed il nostro «sentire comune» per costruire una grande Regione Europea bi-nazionale, plurilinguistica e pluriculturale.