Cari amici ecco il post con il mio intervento di apertura all’assemblea nazionale di Alleanza x Italia a Parma:
Grazie,
Care Amiche e Cari Amici,
gentili ospiti, grazie innanzitutto di essere qui, grazie a nome di Francesco, di Bruno di tutte le altre promotrici e degli altri promotori di questa nostra iniziativa.
Grazie per essere qui, grazie anche a quanti hanno lavorato in questi giorni per questo nostro importante appuntamento. Grazie ai rappresentanti della stampa che vorranno dare conto all’opinione pubblica delle nostre idee, delle nostre intenzioni.
Eccoci qui; eccoci finalmente, dopo una fase pionieristica, alla nostra prima assemblea nazionale.
E’ un progetto politico nuovo quello che vogliamo costruire, rivolto a persone, ma insieme anche rivolto a movimenti ,ad associazioni, a esperienze di reti civiche, a partiti territoriali; rivolto a tutti coloro i quali vogliono dare il loro contributo per chiudere una lunga, difficile travagliata, transizione politica. Quella guerra dei quindici anni della quale abbiamo parlato in uno dei nostri primi documenti.
E’ un progetto rivolto a tutti quelli che ritengono assolutamente inadeguata l’attuale offerta politica del nostro Paese e ritengono però anche che sia necessario non un semplice aggiustamento tattico ma piuttosto un robusto riorientamento strategico. Posto che dal sogno di una democrazia matura fondata sul principio dell’alternanza si è passati all’incubo di un bipolarismo deragliato, di un bipartitismo a sua volta abortito. Dall’idea di una competizione tra diversi progetti si sta arrivando allo scontro totale su tutto e tra tutti, giorno dopo giorno, tutto questo indebolisce la nostra Repubblica; non ha respiro; il sistema si avvita su se stesso, consumando il futuro del Paese. Un sistema bloccato più e peggio di quello di prima. E tutto questo mentre il mondo intorno a noi corre più veloce e mentre il nostro stesso Paese comunque nonostante tutto quasi da solo tiene duro, cerca le proprie vie, cerca la propria strada. Qualcuno ha detto che Alleanza per l’Italia è il partito dei fuoriusciti. A parte il fatto che, per esempio, per quanto mi riguarda, io non sono fuoriuscito proprio da nulla non essendo mai entrato in nessuno dei partiti oggi esistenti; ma a parte questo è piuttosto la politica che è fuori uscita dall’Italia,. non noi che siamo fuoriusciti dai partiti.
E infatti, il lascito più drammatico di questi 15 anni non sarà il pur grave fenomeno del gossip assurto ormai a cifra del confronto; il conflitto di interessi; la caduta del senso delle regole; la perdita di competitività del sistema, tutte cose molto gravi e delle quali siamo molto preoccupati; ma il lascito più drammatico di questi quindici anni sarà piuttosto l’idea sedimentata della pochezza della politica, della sua futile leggerezza (per la serie: ridateci tribuna politica con Iacobelli), della sua insignificanza, della sua natura di rango secondaria. Per chi, come me, è stato abituato, a ritenere la politica la “forma più esigente della carità”, questo è l’aspetto più inquietante e tra il resto anche l’aspetto più diseducativo.
La radicalità della svolta che noi proponiamo, che noi vogliamo, non stà dunque in qualche slogan ad effetto (che pure anche noi potremo elaborare e magari anche elaboreremo). No! La radicalità della svolta stà piuttosto nel ripristino del valore alto della politica . La politica che non blandisce, che non coccola ,che non vezzeggia , la politica che non dice “ci penso io”, ma piuttosto la politica che si prende a cuore la comunità, che la prende per mano con autorevolezza ma con dolcezza e la conduce oltre le paure, oltre le inquietudini, oltre le incertezze di questo tempo di grandi ed epocali cambiamenti . No! Noi non siamo e non saremo un concorrente in più nella gara dell’antipolitica, anche perché sappiamo che spesso il contropotere è lo specchio capovolto del potere e la cornice comune è il cinismo. No! Noi siamo nati per tornare invece alla disarmante semplicità delle parole vere, del ragionamento, del pensare, del discutere, del costruire insieme. Vogliamo partire da tre valori politici che per noi sono fondamentali.
In primo luogo il senso delle Istituzioni. Senso delle istituzioni che noi riassumiamo in un saluto cordiale al Capo dello Stato, come prima Francesco ha fatto. Capo dello Stato che mai come in questo momento è figura, è istituzione centrale come punto di riferimento per tutte le persone del nostro Paese. Oggi, sembra quasi rivoluzionario dire cose ovvie, dire che le istituzioni sono una casa comune di tutti; dire che ci sono regole e comportamenti pubblici e privati che non sono optional; dire che la misura della serietà e della sobrietà è la cifra di un servitore della comunità.
Ed, invece, noi assistiamo sempre più angosciati alla deriva della cultura istituzionale e sembra quasi che un abisso ci separi dalla grandezza, in questo senso, della cosiddetta Prima Repubblica.
Sul tema della giustizia, siamo tutti costretti ad assistere allo scontro fra il cinismo di un potere che pretende di autogiudicarsi ed un crescente giustizionalismo forcaiolo che ripropone il vecchio assunto illiberale secondo il quale il sospetto è l’anticamera della verità. In mezzo, bhè in mezzo ci stà l’Italia quasi intera. Quell’Italia che vuole moralità, serietà, equilibrio, rispetto delle regole per tutti ed efficienza.
In secondo luogo vogliamo ripristinare il senso del bene comune. La comunità non è l’insieme degli interessi singoli o di clan è piuttosto la percezione di un destino comune e noi vogliamo che la politica torni ad essere voce di chi dà e non di chi solo pretende, voce di chi si impegna nel volontariato, nello studio, nell’impresa, nel lavoro; voce di chi è generoso e non dei più furbi, non dei mille corporativismi, non di quell’Italia “nuovo carosello” nella quale il sorriso da maschera tradisce il pelo sullo stomaco del successo a tutti i costi.
In terzo luogo vogliamo recuperare il senso della visione.
In Italia moltissimi tengono duro, moltissimi fanno fatica a tenere duro; ma non può rinascere la speranza, se la politica non torna ad avere il coraggio di una visione, il coraggio ed il gusto di alzare la sguardo e di tracciare una rotta , il coraggio di una visione, dico, non di un’illusione. Questo è necessario e urgente per dare forza ai tanti che ogni giorno tengono in piedi questo nostro Paese; dal quale è sbagliato dire che occorre andare via. Non può essere questo il messaggio che noi lanciamo ai tanti giovani, ai talenti nascosti, alle imprese, ai lavoratori, ai professionisti, alle famiglie che risparmiano per far studiare i figli, ai territori che riscoprono le proprie vocazioni.
Per tutto questo siamo nati. Elvio prima citava “idee ricostruttive”; sì, anche allora, alla fine di un regime, nel trapasso dalla guerra alla democrazia, anche allora c’era qualcuno che scriveva “idee ricostruttive”. Anche oggi abbiamo bisogno, tutti insieme, di scrivere “idee ricostruttive”. Diceva, colui il quale scrisse “idee ricostruttive”, Alcide Degasperi: “io non servirei neppure la Democrazia Cristiana se non sapessi che questo è utile al Paese”. Noi non siamo nati per guardarci l’ombelico, per guardarci allo specchio. Siamo nati perché sappiamo di avere un dovere verso il nostro Paese. Sappiamo di poter dare qualcosa al nostro Paese; noi non puntiamo a diventare l’ennesimo nuovo piccolo partitino ancillare ad altri; vogliamo costruire un grande progetto, alternativo al sistema attuale, unendoci o alleandoci, con quanti credono nei principi democratici, popolari, liberali e pensano che sia giunto finalmente il tempo di costruire una strategia di uscita da questa Guerra dei Quindici Anni.
Noi non saremo il partito di qualcuno, nè proprietà del notabilato. Noi stessi che siamo i promotori, compresi i nostri amici parlamentari (che pure io qui ringrazio di cuore perché hanno avuto il coraggio di non star lì a mugugnare nelle tende, ma di uscire al freddo, per così dire, per mettersi in viaggio). Noi stessi che siamo i promotori, dicevo, ci consideriamo tutti come Gibran considerava l’arco rispetto alla freccia lanciata. Essa, diceva, “non appartiene all’arco”.
Il nostro progetto politico appartiene a tutti coloro i quali vorranno aderire; appartiene a quanti ci vorranno mettere talento e passione. Noi, vogliamo che esca in questo percorso una nuova classe dirigente, una classe dirigente che c’è, nei territori, che c’è nelle mille realtà sociali ed economiche, che c’è nelle professioni, che c’è nelle università, che c’è nei tanti mondi vitali di questo nostro Paese. E permettetemi di dire anche, noi speriamo che i media, così attenti ad ogni sussurro percepito nei palazzi della politica di Roma, raccontino anche ciò che si muove altrove. Raccontino anche ciò che si muove nelle tante esperienze di questo nostro Paese, anche, perché no, attraverso la scommessa di Alleanza per l’Italia.
Ed, infine, noi non saremo un partito centralista. Saremo un partito, forse il primo in Italia, a base federativa, perché abbiamo imparato da tante esperienze (io conosco l’esperienza del Trentino, ma ce ne sono tantissime altre nel nostro Paese). I territori non sono recettori passivi di una politica costruita nel cosiddetto centro. No! Sono piuttosto i produttori di politica, sovente consumata a livello centrale con logiche e liturgie, che solo gli iniziati capiscono.
Questo tema dei rapporti con i territori, della valenza degli stessi, è un tema che noi avvertiamo moltissimo, soprattutto nel Nord del nostro Paese, che pure a sua volta, si trova oggi di fronte la paradossale situazione di avere il rischio di uno strano curioso bipolarismo; da una parte il PDL e dall’altra la Lega e si merita, credo, anche una svolta in questo senso. Ebbene, lo avvertiamo nel Nord, dove è stato sottoscritto tempo fa un importante documento a firma di tante esperienze territoriali di reti civiche, di partiti territoriali del Nord, ma sono certissimo che questo valore lo si avverte in tutte le altre parti d’Italia; e in tutte le aree che compongono questo nostro straordinario Paese. Bhé, io penso che il nostro Statuto, oltre che la militanza, la vicinanza, la presenza di tantissime amiche, di tantissimi amici che provengono dai territori del nostro Paese, garantirà questa natura federativa e pluralista del nostro Partito.
Siamo, dunque, qui convinti, tutt’altro che scontenti (semmai scontento è il nostro Paese della politica) e determinati. Avremo passaggi anche immediati, per noi non facili e, tuttavia, non abbiamo nessuna ansia da prestazione; sappiamo che il nostro progetto richiede tempo, ma l’orologio è già partito e io penso che nessuno lo fermerà.
Grazie.





