Il blog di Lorenzo Dellai

Unione per il Trentino e Alleanza x l’Italia

Novembre 14, 2009 · 15 Commenti

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Alleanzaxlitalia

Novembre 12, 2009 · 16 Commenti

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La presentazione di alleanzaxlitalia

Novembre 11, 2009 · 1 Commento

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Il video di presentazione del manifesto “Cambiamento e buongoverno”

Ottobre 30, 2009 · 6 Commenti

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Un serio progetto politico democratico, liberale, popolare, di cambiamento e buongoverno.

Ottobre 28, 2009 · 15 Commenti

L’Italia vive una stagione difficile. La crisi è superabile, e non è impossibile unire la maggioranza degli italiani intorno alle decisioni che portino il paese sulla strada giusta.
Ma la politica non ce la fa.

La politica non è tutto: una società aperta, un’economia dinamica, istituzioni sane possono vivere anche quando la politica è in crisi. Ma in Italia siamo nel mezzo di una Guerra dei Quindici Anni che si ostina a non finire; che, anzi, continua a radicalizzarsi e sta sfibrando le istituzioni, l’economia, il tessuto sociale. Senza la capacità della politica di guidare, mediare, unire, non saranno sufficienti l’impegno, gli sforzi, i sacrifici degli italiani che intraprendono, difendono la dignità del loro lavoro, tengono duro.

Occorre dire una verità: le due attuali parti contrapposte non ce la fanno. La destra ha un capo indiscusso (con un potere mediatico, economico e finanziario senza precedenti), una larga maggioranza in Parlamento, significativi consensi popolari; eppure, non riesce a realizzare le decisioni e le riforme necessarie. L’opposizione imperniata sul PD non ha un’originale cultura politica e non propone un’alternativa credibile. La risposta per il paese non può venire dal populismo di destra, che è uno dei maggiori pericoli per le nostre società, in special modo nelle sue componenti xenofobe; né da una sinistra socialdemocratica, un’esperienza che ha un valore storico, ormai esaurito.

Occorre tirare le conseguenze da questa verità, se vogliamo realizzare una moderna democrazia dell’alternanza. Impegnarsi per non accrescere l’asprezza del conflitto: la maggioranza degli italiani non condivide che esso degeneri in disprezzo, confusione e inconcludenza. Non basta;
occorre costruire una nuova offerta politica: c’è un largo spazio di opinione insoddisfatta e di potenziali consensi per chi sappia rappresentare in modo credibile l’interesse generale e organizzare le nuove opportunità del futuro.

A questa larga parte dell’Italia va proposto un serio progetto politico democratico, liberale, popolare, di cambiamento e buongoverno.

Massimo CACCIARI

Giuliano DA EMPOLI

Lorenzo DELLAI

Linda LANZILLOTTA

Vilma MAZZOCCO

Roberto MAZZOTTA

Andrea MONDELLO

Francesco RUTELLI

Bruno TABACCI

Elvio UBALDI

Giuseppe VITA

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Il testo dell’intervento

Ottobre 28, 2009 · 1 Commento

Questa è la trascrizione del mio intervento alla presentazione del libro “La svolta”:

“Cercherò di essere molto breve e..
Io credo che qualcosa di nuovo nella linea di fatto sia già nato, è nato intanto negli editoriali, nei disagi, nelle preoccupazioni di tante persone e dall’attuale assetto della politica. Sta nascendo anche come riflessione di respiro nazionale e io credo che il libro di Francesco (Rutelli) sia un buon contributo su questa strada.
Innanzitutto, devo dire, il libro, permettetemi una battuta, è piacevole nello stile e molto serio nei contenuti: ripercorre anche un’esperienza personale, non solo pubblica. Lo trovo una lettura veramente interessante e poi trovo che non sia un libro politologico ma è una realtà. Un tentativo di narrazione della nuova società italiana, quella che è venuta avanti, quella dei grandi cambiamenti di cui parlava prima Massimo Cacciari
E, tra parentesi, mi permetto di dire che forse se vi è stato un grande deficit della cultura politica del centro sinistra nel nostro paese negli ultimi tempi è stato anche un deficit di narrazione, cioè di sintonia con i processi reali della comunità. Dunque è un contributo importante che si colloca, come dicevo prima, in una fase che vede riflessioni venire avanti da più parti non ancora del tutto compiute ma che converrà, nonostante le giuste preoccupazioni e i giusti interrogativi di Massimo (Cacciari), che converrà rapidamente di chiudere e trasformare.”

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Il video della presentazione

Ottobre 28, 2009 · Lascia un Commento

Amici mi hanno segnalato la presenza su youtube del video (sebbene non completo) del mio intervento alla presentazione del libro di Francesco Rutelli

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Intervento alla presentazione del libro di Francesco Rutelli

Ottobre 28, 2009 · Lascia un Commento

Metto online l’audio del mio intervento di ieri alla presentazione del libro di Francesco Rutelli ” La svolta. Lettera ad un partito mai nato”.
Mi scuso per la pessima qualità del suono ma la registrazione è stata effettuata tramite un telefono cellulare dal pubblico. Metterò online il testo non appena sbobinato!

Audio dell’intervento

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A Radio 3

Settembre 27, 2009 · 5 Commenti

La mia intervista a Ritanna Armeni di Faccia a Faccia, Radio 3, il 23 settembre.

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Perchè andrò a Innsbruck

Settembre 20, 2009 · 5 Commenti

Partecipo oggi volentieri alla manifestazione di Innsbruck, nella convinzione che, pur con gli inevitabili rischi politici, essa sia un momento importante di rievocazione storica ma anche una occasione significativa per far crescere lo spirito di cooperazione, di respiro europeo, a nord e a sud del Brennero.
Non c’è, da parte nostra, alcuna tentazione di «scimmiottare» i nostri amici tirolesi. Siamo ben consapevoli della nostra cultura, della nostra lingua, della nostra appartenenza nazionale italiana. Ma siamo anche pienamente consapevoli che questa nostra identità si è sviluppata storicamente intrecciandosi con le vicende del Tirolo storico, come sempre accade nei territori di confine.
Anche noi trentini, con la nostra diversità, siamo coinvolti nelle vicende storiche che, a distanza di duecento anni, vengono rievocate oggi ad Innsbruck. Ma, come dicevo, non si tratta solo di rievocare fatti storici. Siamo oggi nelle condizioni di imprimere una forte accelerazione alla costruzione di una Regione Europea del Tirolo storico, e – nel nuovo quadro dell’unità europea – possiamo adottare soluzioni anche istituzionali che solo qualche decennio fa potevano apparire improponibili. Improponibili, ma non lontane da quello «spirito» di reciproca comprensione e collaborazione che ha guidato i padri costituenti della nostra autonomia da parte italiana e austriaca.
Come accennato, ci sono certo anche dei rischi politici legati alla manifestazione, che nessuno trascura ma che non possono certamente bloccare questo processo. Sono i rischi connessi con i rigurgiti nazionalistici ed anti italiani di una parte minoritaria ma rumorosa della politica e della società di lingua tedesca. Le autorità istituzionali e politiche di Innsbruck, di Vienna e di Bolzano hanno condannato e condanneranno senza esitazione queste espressioni.
Ma se, a questo nazionalismo anti italiano, dovesse contrapporsi un nazionalismo anti tedesco di vecchia memoria, non solo si commetterebbe un errore sul piano della tattica politica, ma si comprometterebbe il processo di pace e di evoluzione del quadro politico-istituzionale dell’area attorno al Brennero.
Per questa ragione, nonostante i tentativi strumentali dei nostalgici e nonostante le contro-risposte altrettanto strumentali e nostalgiche, noi preferiamo continuare il dialogo e rafforzare la collaborazione con le forze politiche responsabili e con le istituzioni autonomistiche di Bolzano e di Innsbruck, nella piena consapevolezza che il progetto che dobbiamo costruire assieme richiede pazienza, visione, nervi saldi.
Queste sono convinzioni profonde che riconfermo come trentino, cosciente della particolare complessità di questa nostra terra e della ricchezza delle sue «appartenenze multiple». Ma sono anche convinzioni che esprimo come italiano, orgoglioso di appartenere ad una nazione che, sotto la guida di statisti lungimiranti dei quali, francamente, ogni giorno di più, cresce la nostalgia, ha saputo nel giro di pochi decenni dare il proprio fondamentale contributo per trasformare il confine del Brennero da segno di conflitto a occasione di dialogo e di collaborazione, realizzando una esperienza di accordo tra due nazioni che ha pochissimi paragoni nel mondo.
Non è dunque la presenza oggi ad Innsbruck di esponenti istituzionali italiani che può costituire mancanza di rispetto e di affetto a quella bandiera tricolore sotto le insegne della quale, a Kabul, sono morti l’altro giorno i nostri sei giovani militari, che ricordiamo con commozione e ammirazione. Chi ha dichiarato di voler usare il tricolore come strumento «igienico» non è oggi ad Innsbruck ma siede nel Governo della Repubblica Italiana. Lasciamo stare, dunque, ogni sguardo di rancore passatista e valorizziamo le nostre diversità ed il nostro «sentire comune» per costruire una grande Regione Europea bi-nazionale, plurilinguistica e pluriculturale.

Partecipo oggi volentieri alla manifestazione di Innsbruck, nella convinzione che, pur con gli inevitabili rischi politici, essa sia un momento importante di rievocazione storica ma anche una occasione significativa per far crescere lo spirito di cooperazione, di respiro europeo, a nord e a sud del Brennero.

Non c’è, da parte nostra, alcuna tentazione di «scimmiottare» i nostri amici tirolesi. Siamo ben consapevoli della nostra cultura, della nostra lingua, della nostra appartenenza nazionale italiana. Ma siamo anche pienamente consapevoli che questa nostra identità si è sviluppata storicamente intrecciandosi con le vicende del Tirolo storico, come sempre accade nei territori di confine.

Anche noi trentini, con la nostra diversità, siamo coinvolti nelle vicende storiche che, a distanza di duecento anni, vengono rievocate oggi ad Innsbruck. Ma, come dicevo, non si tratta solo di rievocare fatti storici. Siamo oggi nelle condizioni di imprimere una forte accelerazione alla costruzione di una Regione Europea del Tirolo storico, e – nel nuovo quadro dell’unità europea – possiamo adottare soluzioni anche istituzionali che solo qualche decennio fa potevano apparire improponibili. Improponibili, ma non lontane da quello «spirito» di reciproca comprensione e collaborazione che ha guidato i padri costituenti della nostra autonomia da parte italiana e austriaca.

Come accennato, ci sono certo anche dei rischi politici legati alla manifestazione, che nessuno trascura ma che non possono certamente bloccare questo processo. Sono i rischi connessi con i rigurgiti nazionalistici ed anti italiani di una parte minoritaria ma rumorosa della politica e della società di lingua tedesca. Le autorità istituzionali e politiche di Innsbruck, di Vienna e di Bolzano hanno condannato e condanneranno senza esitazione queste espressioni.

Ma se, a questo nazionalismo anti italiano, dovesse contrapporsi un nazionalismo anti tedesco di vecchia memoria, non solo si commetterebbe un errore sul piano della tattica politica, ma si comprometterebbe il processo di pace e di evoluzione del quadro politico-istituzionale dell’area attorno al Brennero.

Per questa ragione, nonostante i tentativi strumentali dei nostalgici e nonostante le contro-risposte altrettanto strumentali e nostalgiche, noi preferiamo continuare il dialogo e rafforzare la collaborazione con le forze politiche responsabili e con le istituzioni autonomistiche di Bolzano e di Innsbruck, nella piena consapevolezza che il progetto che dobbiamo costruire assieme richiede pazienza, visione, nervi saldi.

Queste sono convinzioni profonde che riconfermo come trentino, cosciente della particolare complessità di questa nostra terra e della ricchezza delle sue «appartenenze multiple». Ma sono anche convinzioni che esprimo come italiano, orgoglioso di appartenere ad una nazione che, sotto la guida di statisti lungimiranti dei quali, francamente, ogni giorno di più, cresce la nostalgia, ha saputo nel giro di pochi decenni dare il proprio fondamentale contributo per trasformare il confine del Brennero da segno di conflitto a occasione di dialogo e di collaborazione, realizzando una esperienza di accordo tra due nazioni che ha pochissimi paragoni nel mondo.

Non è dunque la presenza oggi ad Innsbruck di esponenti istituzionali italiani che può costituire mancanza di rispetto e di affetto a quella bandiera tricolore sotto le insegne della quale, a Kabul, sono morti l’altro giorno i nostri sei giovani militari, che ricordiamo con commozione e ammirazione. Chi ha dichiarato di voler usare il tricolore come strumento «igienico» non è oggi ad Innsbruck ma siede nel Governo della Repubblica Italiana. Lasciamo stare, dunque, ogni sguardo di rancore passatista e valorizziamo le nostre diversità ed il nostro «sentire comune» per costruire una grande Regione Europea bi-nazionale, plurilinguistica e pluriculturale.

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